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Terni 2019. Né scadenza apocalittica né scommessa eroica.
Piuttosto una provocazione che sfrutta l’ironia come leva di forza per una catapulta verso il futuro, piuttosto un solletico che risveglia sensi e orecchi e mentre il sorriso si smorza e la pancia in discesa si rilassa lascia spazio ad una nuova coscienza che imbarazza le guance e ad una nuova fiducia..
Il 2019 sarà l’anno in cui di nuovo una città italiana verrà eletta Capitale Europea della Cultura, e anche la sola candidatura sarebbe per Terni allo stesso tempo un traguardo, come legittimazione dei risultati dei processi avviati, e una sfida come rinnovata tensione a promuovere uno scarto stando in ascolto e ottimizzando le risorse in campo per lasciar maturare una solida coscienza identitaria.
Grandi eventi, come nel caso delle Città Europee della cultura, possono, infatti, essere occasione di trasformazione e rigenerazione urbana, non limitandosi ad essere poli attrattivi di media o forze esterne ma impiantandosi sul recupero del senso e delle specificità del territorio, di tutto quell’apparato d’infrastrutture intangibili di natura cognitiva, relazionale, simbolico-identitaria che costituiscono in senso profondo la cultura del luogo.
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